A cura di Paola Chiara Tolomeo

Si è più volte accennato al fatto che i feed di notizie che appaiono agli utenti sui propri profili Facebook o Twitter operino secondo un modello di business in cui l’oggetto della mercificazione sia proprio l’attenzione di miliardi di persone. Il risultato di questa economia dell’attenzione in mano ai Big Tech è stata una deformazione collettiva oltre che la formazione di visioni del mondo più ristrette.   

Nel caso di YouTube, gli algoritmi, che determinano il 70% del tempo di visualizzazione giornaliero di miliardi di persone, spingono gli utenti a contenuti sempre più estremi perché sono proprio quei contenuti che aumentano la permanenza dell’utente sulla piattaforma. È successo a quelle persone che guardavano contenuti sullo sbarco della luna della NASA e alle quali YouTube ha poi consigliato i video sulla Terra piatta. Facile comprendere come sistemi di raccomandazione di questo tipo abbiano finito con il creare una spirale tale da interferire con la percezione della realtà stessa.    

Quello che accade con l’economia dell’attenzione è quindi un processo molto delicato. Decidere di voler proteggere l’attenzione umana, nella sua lucidità, significa allora sacrificare una parte dei profitti di Apple, Google, Facebook e altri Big Tech.

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 “Time Well Spent”

In questo discorso, si inserisce l’iniziativa del Center for Humane Technology, che ha convinto Apple, Google e Facebook ad adottare, almeno in parte, la missione di “Time Well Spent” anche se andava contro i loro interessi economici. Si tratta di un movimento che è stato lanciato attraverso campagne di sensibilizzazione e ha ottenuto credibilità presso gli sviluppatori e utenti.

L’idea è quella di aiutare le persone a trascorrere bene il tempo investito sui dispositivi digitali. Apple, ad esempio, ha introdotto “Screen Time” una nuova funzionalità, presente in iOS 12.

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