A cura di Alessandro Pendenza

Al giorno d’oggi sembra scontato che la questione del cambiamento climatico sia oggetto di ampi dibattiti nel circuito mediatico-culturale globale e che nei programmi dei partiti politici sia inserito come una priorità.

La sensibilità ecologista ricevette una spinta propulsiva dopo la pubblicazione, nel 1972, del Rapporto sui limiti dello sviluppo a cura del Club di Roma che profetizzava disastrose conseguenze sull’ecosistema terrestre e sulla futura sopravvivenza del genere umano a causa dello sfruttamento indiscriminato di risorse da parte degli stati più progrediti ed industrializzati.

Negli anni poi si è assistito alla crescita verticale dell’attenzione verso i temi “green” che si è concretizzata nella nascita di un movimento ecologista globale (anche se di fatto coinvolge solo le società sviluppate di Europa e America del Nord ed in parte quelle dell’America del Sud) che a seconda del contesto politico-culturale ha permesso sia la nascita di partiti politici tout court, che di movimenti d’opinione trasversali.

Il processo di consapevolezza del cittadino riguardo alla salvaguardia dell’ecosistema attraverso la cura dell’ambiente anche in termini di riduzione delle emissioni inquinanti di varia natura già molto avanzato alla fine degli Anni Ottanta (catalizzato dalla immaginifica questione del Buco dell’Ozono), ha subito un’importante evoluzione negli Anni Duemila. In quegli anni infatti si è passati da una sensazione di urgenza circa l’idea che i Governi dovessero “fare qualcosa” per fermare la distruzione dell’ecosistema alla più sviluppata consapevolezza che anche il comportamento individuale poteva avere una rilevanza non secondaria nel contenimento degli impatti sull’ambiente generati dall’attività antropica.

LEGGI ANCHE: “REGIAMOBIL – Enhancing Mobility Services in Rural Regions”

Climate change e sviluppo sostenibile, un dibattito a livello mondiale

In questo contesto l’allarme sul Global Warming e sul conseguente distruttivo innalzamento delle acque oceaniche ha portato il livello del dibattito mondiale al punto nel quale siamo in questo momento. Momento nel quale però si vedono già alcuni segnali di una certa importanza che inducono alcuni osservatori a pensare che il dibattito “green” mondiale e il conseguente processo di consapevolezza del cittadino/consumatore sia in procinto di compiere un altro passo: intraprendere l’uscita da un modello di sviluppo carbon-centric per uno da basarsi progressivamente sempre più su fonti energetiche carbon free e di tipo rinnovabile. Quali sono questi segnali?

Continua a leggere su