Joseph E. Stiglitz, “Abbiamo bisogno di un migliore equilibrio tra globalizzazione e fiducia in noi stessi”, Foreign Policy, 15 aprile 2020

a cura di Marzio Di Feo

Gli economisti erano soliti prender poco sul serio, e quasi a schernire, le richieste di paesi per perseguire politiche di sicurezza alimentare o energetica. In un mondo globalizzato in cui i confini non contano, hanno affermato, potremmo sempre rivolgerci ad altri paesi se succedesse qualcosa nel nostro.

Ora, i confini improvvisamente contano, dato che i paesi vi si aggrappano saldamente per maschere e attrezzature mediche e lottano per il loro approvvigionamento. La crisi del Coronavirus ha ricordato fortemente che l’unità politica ed economica di base è ancora lo statonazione.

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Una costruzione basata sulla fiducia

Per costruire le nostre catene di approvvigionamento apparentemente efficienti, abbiamo cercato in tutto il mondo il produttore più economico di ogni anello della catena.

Ma eravamo miopi, costruendo un sistema chiaramente non resiliente, insufficientemente diversificato e vulnerabile alle interruzioni. La produzione e la distribuzione just-in-time, con scorte basse o assenti, possono essere in grado di assorbire piccoli problemi, ma ora abbiamo visto il sistema schiacciato da un disturbo inatteso.

Avremmo dovuto imparare la lezione di resilienza dalla crisi finanziaria del 2008.

Avevamo creato un sistema finanziario interconnesso che sembrava efficiente ed era forse bravo ad assorbire piccoli shock, ma era sistematicamente fragile.

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