G. John Ikenberry, “Le democrazie usciranno dal loro guscio”, Foreign Policy, 20 marzo 2020

a cura di Marzio Di Feo

A breve termine, la crisi darà carburante a tutti i vari campi del dibattito sulla grande strategia dell’Occidente.

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Una crisi sociale che farà prevalere l’individualismo sull’occidente?

I nazionalisti e gli anti-globalisti, i falchi cinesi e persino gli internazionalisti liberali vedranno tutti nuove prove dell’urgenza delle loro opinioni. Dato il danno economico e il collasso sociale che si sta verificando, è difficile vedere altro che un rafforzamento del movimento verso il nazionalismo, la rivalità tra grandi potenze, il disaccoppiamento strategico e simili.

Ma proprio come negli anni ’30 e ’40, potrebbe esserci anche un’evoluzione controcorrente più lenta, una sorta di internazionalismo ostinato simile a quello che Franklin D. Roosevelt e alcuni altri statisti hanno iniziato a articolare prima e durante la guerra.

Il crollo dell’economia mondiale degli anni ’30 mostrò quanto fossero collegate le società moderne e quanto fossero vulnerabili a ciò che FDR chiamava contagio. Gli Stati Uniti furono meno minacciati da altre grandi potenze che dalle forze profonde — e dal personaggio di Dr. Jekyll e Mr. Hyde — della modernità. Ciò che FDR e altri internazionalisti evocarono fu un ordine del dopoguerra che avrebbe ricostruito un sistema aperto con nuove forme di protezione e capacità di gestire l’interdipendenza.

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