di Yuval Noah Harari

Yuval Noah Harari, storico, saggista e professore universitario israeliano in “Il mondo dopo il coronavirus. Questa tempesta passerà. Ma le scelte che facciamo ora potrebbero cambiare la nostra vita per gli anni a venire”, Financial Times, 20 marzo 2020 https://amp.ft.com/content/19d90308-6858-11ea-a3c9-1fe6fedcca75#%20-%20Harari.

L’umanità sta affrontando una crisi globale. Forse la più grande crisi della nostra generazione. Le decisioni prese da persone e governi nelle prossime settimane probabilmente daranno forma al mondo per gli anni a venire. Formeranno non solo i nostri sistemi sanitari ma anche la nostra economia, la nostra politica e la nostra cultura. 

Dobbiamo agire rapidamente e con determinazione. Dovremmo anche tenere conto delle conseguenze a lungo termine delle nostre azioni. Quando sceglieremo tra diverse soluzioni alternative, dovremmo chiederci non solo come superare i pericoli immediati, ma anche come sarà il mondo in cui abiteremo una volta passata la tempesta. Sì, la tempesta passerà, l’umanità sopravvivrà, la maggior parte di noi sarà ancora viva, ma abiteremo in un mondo diverso.

Molte misure di emergenza a breve termine diventeranno parte della nostra quotidianità.

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Il Coronavirus ha cambiato la società

Questa è la natura delle emergenze. Accelerano i processi storici. Le decisioni che in tempi normali potrebbero richiedere anni di valutazione vengono prese in poche ore. Le tecnologie immature e persino pericolose vengono messe all’opera, perché, altrimenti, i rischi derivanti dall’immobilismo sarebbero maggiori. Interi paesi saranno le cavie domestiche di esperimenti sociali su larga scala. Cosa succede quando tutti lavorano da casa e comunicano solo a distanza? Cosa succede quando l’intero sistema scolastico va online? In tempi normali, nessun governo, impresa o ministero dell’istruzione accetterebbe mai di condurre tali esperimenti. Ma questi non sono tempi normali.

In questo momento di crisi, affrontiamo due scelte particolarmente importanti.

La prima è tra sorveglianza totalitaria e responsabilizzazione dei cittadini. La seconda è tra l’isolamento nazionalista e la solidarietà globale.

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Fonte: Financial Times.