A cura di Bruno Panedigrano e Lorenzo Tuzi

Quando uno sviluppatore, un investitore o un content creator ha a che fare con una piattaforma che dà accesso ad un’ampia possibilità di interazioni dovrà tenere conto dell’imprevedibilità delle proprie azioni e della possibilità che possano accadere eventi negativi.

Lo scorso 10 gennaio Charlie O’Donnell, startup investor, ha pubblicato questo messaggio su Twitter:

“È difficile fare soldi se le conseguenze a lungo termine dei tuoi investimenti minacciano la democrazia libera e aperta che è alla base della nostra società.”

Un’affermazione scaturita dopo gli eventi di Washington che hanno visto l’assalto da parte di alcuni sos

tenitori di Trump al Campidoglio ed il conseguente ban dalle piattaforme social dell’ex Presidente degli Stati Uniti e degli account legati a QAnon.

La protesta ha costretto le aziende ad affrontare una vera e propria resa dei conti pubblica sulla responsabilità nella promozione di un certo tipo di contenuti ed hanno dovuto prendere seri provvedimenti dopo che, per anni, anche gli utenti hanno chiesto di introdurre delle azioni più efficaci su temi come l’incitamento all’odio o gli insulti a sfondo razziale.

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Il settore tech e la visione dei venture capitalist

Alle affermazioni di O’Donnell si sono aggiunte quelle di un altro venture capitalist, Mitch Kapor, che in passato si è trovato a criticare apertamente Uber, nonostante ne sia stato uno dei primi investitori.

O’Donnell ha cercato di mettere in luce come la principale preoccupazione di un investitore sia quella di evitare schieramenti politici per non trovarsi all’interno di un ciclone mediatico.

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