A cura di Paola Chiara Tolomeo

Steve Jobs non abita più qui di Michele Masneri. Milano, Adelphi, 2020

“Steve Jobs non abita più qui” nasce da una specie di tardivo Erasmus e da una serie di viaggi e soggiorni che Michele Masneri ha fatto a San Francisco e in California dal 2016. Un diario di viaggio che parte dall’idea di lasciare per un anno «Roma e l’Italia decotta, le buche e la depressione economica e morale, e venire nel posto in cui sono tutti giovani, e felici, e progettano il futuro» (p. 22). 

Di questo mondo il giornalista e scrittore ci restituisce dettagli sempre più rivelatori man mano che ci si avventura nel cuore della Silicon Valley, a cui tanti affidano i propri sogni.

Il viaggio di Masneri comincia dalle elezioni del 2016 con la vittoria di Trump. In quel momento lo scrittore risiede, come esperimento sociale, in una specie di comune nella zona del Civic Center di San Francisco: un co-living che lui ribattezza la “Casa del Grande Fratello Startupparo”, circondato da millennial avidi di successo e alla disperata ricerca di capitali e che si devono rassegnare ad accamparsi in quelli che sono poco più che miseri alloggi.

Un’esperienza che accomuna la maggior parte dei giovani aspiranti visionari. Gli stessi che lavorano in co-working angusti e umidicci e provano a costruire grandi aziende nei garage.

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Anche Mark Zuckerberg abita nel quartiere di Mission. Il padrone di Facebook, l’uomo che trasmette un’immagine spavalda e geniale dell’America, è uno dei simboli in assoluto della Silicon Valley.

Ricoperto da una fama e un’aura di nobiltà, tanti pensavano che Zuckerberg avrebbe potuto fare il presidente degli Stati Uniti dopo Trump, «possibile redentore della California offesa: non è un subumano come taluni founder siliconvallici, non è trucido come Travis Kalanick di Uber, non ha i tic di Musk, né i capelli improbabili di Thiel, né il grigiore di Tim Cook. E gli è sempre piaciuta la politica. Gioco preferito: Civilization, cioè fondare imperi» (p. 29). Ma è un sogno che cambierà in fretta.

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