di Stefano Giuliani

Il Covid 19 ha generato nel mondo intero una profonda “crisi”, anche nel senso più etimologico di “rottura”, coinvolgendo profondamente politica, economia e socialità. Una “rottura” con il passato che sta creando un nuovo scenario globale e, per alcuni versi, un netto cambiamento della globalizzazione stessa, che sta mettendo a nudo il suo fallimento. Dal punto di vista sociopolitico le considerazioni sono veramente molteplici e meritano un approfondimento a parte.

Mi limito in questa sede ad alcune riflessioni sull’impatto presente e futuro nel mondo del lavoro e della vita di tutti i giorni, che non sono ovviamente scollegati dalla situazione sociale e politica.

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Uno sguardo al presente della video-comunicazione

Nello scenario odierno, in cui forse si pensava più a proteggersi dai virus informatici, per contenere questa pandemia, si è reso necessario il distanziamento sociale fisico. Questa situazione ha portato, fra le varie cose, anche alla privazione della libertà personale e alla paralisi quasi totale di molte attività produttive, con conseguenti disastri economico finanziari che ne sono già derivati e soprattutto ne deriveranno.

Il lockdown, come un inesorabile spartiacque, ha creato anche una profonda diversità nelle imprese e nelle attività commerciali. Molte attività si sono ritrovate con i fatturati decimati, quasi senza possibilità di ripresa e, in alcuni casi, a rischio di sopravvivenza. Pensiamo agli alberghi, ai trasporti, ai negozi, ai ristoranti, ai bar, al settore delle auto, etc… tutto ciò che prevedeva mobilità o un contatto fisico ravvicinato.

Un pianeta paralizzato e chiuso dentro casa, per mesi, senza sapere bene come tornare a muoversi, nella paura, sottoposto alle restrizioni derivanti da un nuovo possibile picco di epidemia e con lo spettro di un nuovo lockdown. Altre attività invece, per lo stesso identico motivo, si sono ritrovate con i fatturati e i profitti incrementati, come le aziende del settore informatico, alimentare o farmaceutico.

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Anche nel mondo delle piattaforme di servizi online si è creata questa diversità.

Pensiamo alle piattaforme di vendita online come Amazon, Alibaba, Deliveroo, infrastrutture informatiche e logistiche organizzate per la consegna a domicilio, o alle piattaforme di streaming di contenuti audiovideo come Netflix e Spotify, che hanno visto una crescita del loro business. Facebook ha annunciato il lancio di Shops, una piattaforma che consentirà gratuitamente a milioni di attività di proporre beni e servizi online, partendo dal mercato americano, facendo rimbalzare le proprie azioni del 50%, solo dopo però aver toccato i suoi minimi storici a marzo, a causa degli effetti negativi per le importanti perdite sulla pubblicità. Stesse perdite nel settore pubblicitario per Twitter a inizio anno, e nel settore dei servizi per la mobilità o turismo per Uber, Lyft, Booking e Airbnb, che si è ritrovata a dover licenziare 600 dipendenti. E non sono ancora chiari gli effetti nel medio-lungo periodo.

Una doverosa riflessione a parte va fatta per chi invece in questo periodo ha visto solo una crescita esponenziale dei propri profitti: il settore della video-comunicazione, la cui diffusione e maggior utilizzo lasciano oltretutto immaginare solo effetti positivi nel medio-lungo periodo.

Moltissime aziende hanno attivato il lavoro in modalità smart working, modalità che in diversi casi potrebbe rimanere definitiva nel tempo, e i sistemi video-conferenza integrati per la collaborazione aziendale saranno sempre più necessari.

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