di Bruno Panedigrano

Il prezzo dei futures contracts per il petrolio è crollato a fine aprile poiché il mercato ha avuto difficoltà ad adattarsi alla bassa domanda causata dalla pandemia di COVID-19. Mentre le strutture di stoccaggio/deposito si riempivano di petrolio greggio, le aziende hanno iniziato a pagare i commercianti per liberarsi del prodotto. Gli ultimi numeri di maggio mostrano che le cose stanno cambiando in meglio, ma nonostante l’allentamento dei lockdown in molte parti del mondo, rimangono ancora alcune domande: perché è successo e cosa significa per il futuro della produzione di petrolio?

Per comprendere meglio il motivo della negativizzazione dei prezzi per la prima volta nella storia, guardiamo brevemente ad alcuni fatti-chiave che avrebbero potuto dirci che ciò sarebbe successo.

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La crisi del petrolio

Russia e OPEC, le principali nazioni produttrici di petrolio nel mondo, hanno avviato trattative per stabilire dei limiti alla produzione petrolifera. Queste interlocuzioni si sono interrotte all’inizio del 2020. A tali interlocuzioni è seguito un aumento del pompaggio di petrolio al fine di far fallire la concorrenza.

Con l’avanzare dell’epidemia di Coronavirus su larga scala globale e la drastica diminuzione dei viaggi, c’è stata di conseguenza una forte riduzione della domanda di petrolio. In genere, quando ciò accade in altri mercati, i consumatori tendono a trarre vantaggio dall’aumento dell’offerta e dalla riduzione dei costi acquistando grandi quantità di prodotti. Soprattutto durante le situazioni di emergenza, le persone in tutto il mondo sono disposte a comprare di più e fare scorta. Quando si tratta del mercato petrolifero, però, le cose sono molto diverse a causa del fatto che il prodotto non può essere immagazzinato in grandi quantità dalla “persona-media”, specialmente nella sua forma di petrolio greggio.

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