Lo scorso 12 dicembre, Sogin, società che gestisce i rifiuti nucleari in Italia, ha confermato di aver subito un attacco informatico a cui è seguito il furto di 800 GB di dati riservati.     

La società, a cui è affidata la gestione dei rifiuti radioattivi, delle scorie e di tutto ciò che ha a che fare con il nucleare in Italia ha da subito dichiarato l’impegno a indagare con le autorità competenti su quanto accaduto.
Nel dark web intanto erano stati già pubblicati annunci che mettevano in vendita una cartella da 800 GB di dati rubati a Sogin per 250 mila dollari da pagare in criptovalute.   

Oltre all’annuncio sono stati pubblicati anche dei dati tra cui curriculum, foto di dipendenti, tabelle di spese e mappe parziali degli impianti.

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«La sicurezza dei nostri impianti è garantita»

Nella nota pubblicata dalla società si legge: «Sogin comunica che ieri ha avuto evidenza di un attacco hacker al suo sistema informatico. La Società ha immediatamente informato le Autorità competenti con le quali sono state messe in atto le procedure per porre rimedio all’accaduto e verificare l’eventuale violazione di profili collegati alla privacy e alla sicurezza dei dati». Al momento però non ci sono informazioni né sulla portata di questo attacco né sulla sua fonte.

L’azienda ha assicurato in ogni caso che è garantita la sicurezza degli impianti dove sono custodite le scorie nucleari: «Sogin rappresenta che la sicurezza sia nucleare che convenzionale degli impianti e la loro operatività è sempre stata garantita».

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