A cura di Alessandro Pendenza

Uno degli aspetti positivi delle restrizioni agli spostamenti delle persone imposti dalle autorità in questi ultimi mesi è la diminuzione del traffico veicolare e dei vari mezzi di trasporto collettivi; queste restrizioni avrebbero portato ad una diminuzione della produzione di agenti inquinanti apportando notevoli miglioramenti alla qualità dell’ambiente nelle aree urbane e densamente popolate.

Questo risultato è stato possibile anche grazie allo strumento del “remote working” che consente al comparto del terziario e del terziario avanzato, componente maggioritaria della popolazione attiva, di prestare la propria attività lavorativa dalla propria abitazione grazie ad un PC  ed una connessione alla rete Internet.

Molti osservatori del settore hanno profetizzato che da questa “innovazione” non si tornerà più indietro, perché le aziende per far fronte alla crisi pandemica si sono strutturate per gestire e mantenere il “remote working” e renderlo una modalità di lavoro permanente in alcuni casi o a tempo parziale in altri.

L’implementazione estensiva di questa modalità di prestazione lavorativa potrebbe far pensare che si sia compiuto un deciso passo verso la sostenibilità ecologica del sistema-lavoro, ma a ben guardare o meglio a ben analizzare non è esattamente così.

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Ogni attività che si svolge online ha, infatti, un piccolo costo in termini di immissione nell’ambiente di agenti nocivi alla tenuta complessiva dell’ecosistema globale. Ogni e-mail inviata, ogni video-call avviata, ogni ricerca su internet effettuata, ogni traccia video ed audio riprodotta generano qualche grammo di CO2 e le server farm che rendono possibile il “remote working” sono discretamente “energy consuming”.

Si è calcolato che se Internet fosse una nazione, sarebbe nella top 10 dei paesi che inquinano di più in termini di emissioni di CO2 e questa classifica è una fotografia della situazione pre-COVID19.

La pandemia ha accelerato un processo di remotizzazione del lavoro che era già in atto nelle aziende più avanzate ed innovative e ha reso chiaro quale fosse la nuova frontiera della tecnologia “green”.

Google, che ha semplificato la ricerca di informazioni su internet, si è impegnata recentemente a progettare un ecosistema di server con zero emissioni CO2.

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