A cura di Paola Chiara Tolomeo

TikTok, social network che si basa su brevi contenuti video, spesso musicali, è diventato molto popolare tra i teenager.Il social nasce nel 2016, ma si avvierà all’incredibile successo solo nel 2018 quando il 2 agosto l’azienda cinese ByteDance (proprietara di Tik Tok) ha acquistato anche musical.ly, piattaforma di videosharing nata in Cina nel 2014.La fusione delle due realtà in un’unica piattaforma ha fatto esplodere il successo di TikTok arrivando a coinvolgere un pubblico sempre più ampio e generalista.

La pandemia ha contribuito in maniera decisiva al successo: a maggio TikTok è diventata l’app numero uno in assoluto con 112 milioni di download, prima davanti a Zoom, WhatsApp, Facebook, Messenger, Instagram e Google Meet.
Nel giro di poco tempo, e sull’onda della popolarità, intorno all’uso del social network si è creato uno scontro diplomatico legato alla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e che potrebbe avere grandi conseguenze per gli equilibri futuri dei colossi tecnologici.

L’amministrazione Trump aveva deciso di vietarne l’uso sostenendo che TikTok “cattura automaticamente vaste quantità di informazioni dei suoi utenti, consentendo potenzialmente alla Cina di rintracciare le posizioni dei dipendenti federali, condurre spionaggio aziendale” e addirittura “ricatti”. Il presidente Biden ha definito “preoccupante” la questione che si è creata intorno all’app di proprietà cinese, mentre TikTok ha replicato alle accuse facendone valere l’infondatezza, trattandosi di una piattaforma a favore della creatività e della libera espressione.

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TikTok, pedina dell’equilibrio di potere tra Stati Uniti e Cina o vera minaccia?

Secondo Klon Kitchen, divenuto direttore della politica tecnologica presso la Conservative Heritage Foundation dopo aver lavorato per 15 anni per la comunità dell’intelligence statunitense (CIA inclusa), ciò che rende TikTok preoccupante è il suo rapporto con il Partito Comunista Cinese. I cinesi avrebbero, così, fuso insieme governo e industria in modo che cooperino per raggiungere i fini dello Stato.

“Sembra un’app innocua: video di danza divertenti e innocui. Ma è come se la Cina avesse distribuito milioni di sensori negli Stati Uniti e che, ogni volta che un americano passa davanti a uno di questi sensori, esso raccoglie automaticamente dal proprio telefono nome, indirizzo di casa, rete personale, le abitudini di visualizzazione online e tutta una serie di altre informazioni. Questo è esattamente quello che rappresenta TikTok: ha 100 milioni di utenti negli Stati Uniti e raccoglie tutte queste informazioni per ciascuno di essi”.       

“Inoltre, come molte società di social media statunitensi, TikTok chiede agli utenti l’accesso a fotocamere, microfoni, foto, video e contatti. Dati più oscuri, come “sequenze di tasti”, cioè gli schemi e i ritmi del modo in cui si colpisce la tastiera, possono contribuire a determinare l’appartenenza del dispositivo a quel preciso utente: nelle mani di un governo straniero, possono essere informazioni molto invasive”.

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